IL GIP DI ANCONA STABILISCE UN PRINCIPIO DI BUON SENSO

IL GIP DI ANCONA STABILISCE UN PRINCIPIO DI BUON SENSO

“Non si chieda all’aggredito di calibrare la reazione nel momento del pericolo”

di Matteo Ciccarelli *

Adgreditus non habet staderam in manu. L’aggredito non ha in mano il bilancino del giudice.

Questa la ferma ed illuminata presa di posizione che traspare dalla motivazione della richiesta di archiviazione, presentata, nel dicembre 2017, dal Pubblico Ministero del Tribunale di Ancona, in relazione ad una sanguinosa vicenda consumatasi nell’estate del medesimo anno nella ridente cittadina turistica di Senigallia.

Con detta richiesta, accolta dal Gip, la magistratura dorica ha sollevato M.D.G. da ogni responsabilità in ordine alla reazione difensiva con cui, quella terribile sera del 26 luglio 2017, si sottraeva miracolosamente all’aggressione armata perpetrata ai suoi danni da A.P., il quale, brandendo un coltello, s’introduceva illegittimamente e con l’uso della forza nell’abitazione della propria ex fidanzata, A.T., da qualche tempo impegnata in una nuova frequentazione con l’aggredito, M.D.G, ivi sorprendendoli in compagnia della madre affidataria della giovane.

La chiusura di tale drammatica vicenda, rimbalzata peraltro nelle cronache nazionali, ha coinciso con il ritorno sulla scena politica dello scottante tema della legittima difesa, già oggetto, nel corso della XIV legislatura, di un importante intervento ad opera della legge 59/2006, che, per l’ipotesi in cui l’aggressione si verifichi in ambito domiciliare o lavorativo, estendeva la tutela riconosciuta in sede processuale all’aggredito, così suscitando vivacissime polemiche da parte del mondo accademico, da sempre arroccato su posizioni fermamente reazionarie.

Proprio in questi giorni il rapporto tra legittima difesa e diritto all’autotutela nel privato domicilio è al centro del dibattito politico, arroventato dal progetto di legge di modifica dell’art. 52 c.p. presentato a Montecitorio dal Carroccio, prima firma Nicola Molteni.

La proposta leghista, aspramente avversata da alcune forze di opposizione, dai locali accademici, nonché da una parte della magistratura che fatica ad affrancarsi da vecchi schemi da ritenersi ormai superati, in quanto espressione non già di garantismo, quanto piuttosto di formalismo, è quella di ritenere la legittima difesa domiciliare sempre legittima, sì da evitare che il giudice, una volta riscontrati i fatti, debba ritenersi onerato di ulteriori e defaticanti accertamenti.

Se il progetto giungerà in porto, ricevendo l’avallo del Senato, il padre di famiglia che difende i propri cari contro l’aggressione da parte di un estraneo che si sia introdotto, mediante effrazione o contro la volontà del proprietario, con violenza o minaccia di uso di armi, in un’abitazione privata, o in ogni altro luogo ove sia esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale, sarà dunque in ogni caso legittimato nella propria reazione difensiva, senza dover più passare per le forche caudine di un giudizio teso ad accertare che, nel preciso frangente dell’aggressione, il relativo pericolo si prospettasse come concreto ed effettivo e la reazione lesiva fosse inevitabile e proporzionata all’aggressione.

Un segnale certamente positivo in questo panorama di incertezza per chi si difende arriva dai magistrati anconetani, che, citando una pronuncia della Suprema Corte di Cassazione del 2011, ci ricordano come “secondo una regola di comune di esperienza, chi è reiteratamente aggredito reagisce come può secondo la concitazione del momento e non è tenuto a calibrare l’intensità della reazione, finalizzata ad indurre la cessazione della avversa condotta lesiva, salva l’ipotesi di eventuale manifesta sproporzione”. Insomma, tra tanti intollerabili casi di processi celebrati nei riguardi di privati “rei” di essersi difesi nel proprio domicilio o nel proprio luogo di lavoro senza calibrare con il bilancino la propria reazione, l’arresto giurisprudenziale del Tribunale di Ancona autorizza un cauto ottimismo, nella speranza che anche le aule giudiziarie recepiscano quell’istanza di autotutela oggi fortissimamente avvertita dai cittadini, troppo spesso impossibilitati a fare affidamento sulle autorità statali per la protezione dell’incolumità propria e dei propri familiari o dei propri beni.

Con buona pace delle toghe più intransigenti, che dovranno inevitabilmente aggiornarsi.

*Avvocato penalista

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